Il mare prima della guerra

Lo spirito con il quale mi approcciavo alla levità dei colori contrastava con la bellezza della natura stessa, ed era per me quasi impossibile liberarmi. Da questo, deriva il titolo di questa piccola serie: il percorso arriva ad un tavolo, dove spesso si siede una sola persona, o meglio una persona sola, da sola, non importa quanti siano i presenti.

Botteghe

Nulla di nuovo a mia memoria: Sergio Zavoli e Luigi Ghirri hanno detto tutto quello che serviva, almeno all’epoca, di una Italia in emersione dal fango di Gibellina e dai residui del piano Marshall. Tra insegne vecchie e nuove mi sono perso nel tempo, e solo qualche odore o sapore mi ha riportato agli scatti di sempre. Ecco il sapore dei salumi venduti dalla signora che chide la serie, che per me è la signora delle botteghe.

Hic manebimus optime

Le sedie mi conferiscono un senso di stabilità, siano esse traballanti, vecchie o con tre zampe (senza essere uno sgabello). In un certo modo mi fanno esclamare: “io sono qui”, consapevole di cosa osservo e di cosa mi circonda, per non farmi dimenticare che con il mondo si interagisce e non si strilla contro.

Burri l’irriducibile

Luisa, nell’osservare le sperimentazioni di Alberto Burri, mi dice: “E’ possibile che tu non ti faccia uscire qualcosa di geniale? Tutto ha un senso: Burri medico, che viene fatto prigioniero e deportato in Texas dagli americani, dopo la sofferenza della guerra ritrova l’afflato artistico, geniale e schivo, nella sua patria. A guardarmi allo specchio, la mia vita ripercorre alcune tappe dell’artista: nato in Italia, “trasportato” in America e poi “deportato” in Italia, non trova altra vena che fare il medico e scoprire in vecchiaia quello che a 16 anni era emerso proprio a New York: la voglia di fare fotografia. Di fronte al rigore progettuale, cromatico e geometrico di Burri, il mio atteggiamento è molto più simile a quello di preparazione di una ratatouille. La produzione di Burri è vasta e fruibile in maniera molto piacevole a Palazzo Albizzini in Città di Castello.

Farewell color 2021

E’ assolutamente verosimile che lo stato d’animo di una vita compressa abbia influenzato sia la selezione delle foto che l’impostazione degli scatti di tutto il 2021. Un colore che non emerge, non tanto in me quanto nel mondo. Eppure, la caponatina per un momento ha ricreato vivacità. I colori non cambiano, ma l’animo sì: mente, occhio, cuore.

2021

Una sintesi di un anno che passa attraverso per lo più malattie. Quello che è importante è che le malattie sono passate, e che la vita la si vive in avanti.

Hope regained

The selections for nursing employment in the Rome greater area hospitals were held throughout 2019, with more than 22,000 participants for about 300 available jobs (as stated by the Lazio Region). Eventually 5000 nurses were employed in the hospitals of Lazio during the emergency for the Covid-19 pandemic.

Elettrificazione

Più o meno belli, più o meno simbolici, ci guardano dall’alto come Gig Robot o come una creatura delle paurose tavole del Rorschach, a seconda che tu sia di buonumore o meno. Eppure, nel loro impicciare in mezzo al paesaggio, danno un senso di dinamicità molto più delle pale eoliche o, peggio che mai, dei tralicci della telefonia mobile mascherati da alberi improbabili.

Trombe di Gerico

La città papale si infogna. Beh, conoscendo la pazienza degli abitanti (che hanno giustamente fatto saltare in aria i cardinali gozzovigliatori), non potevo proprio pensare ad atteggiamenti quinquennali di riordino delle strade o del decoro pubblico.

Qualche voce si leva a protezione del proprio orticello, qualcuno ancora inneggia “Love Love Love” come la ragazza di Ruggero (avete capito il film), ricordi del passato bolscevico e nuovi vegan fanno capolino, ma la monnezza, e la cacca, quelle restano sempre.