Burri l’irriducibile

Luisa, nell’osservare le sperimentazioni di Alberto Burri, mi dice: “E’ possibile che tu non ti faccia uscire qualcosa di geniale? Tutto ha un senso: Burri medico, che viene fatto prigioniero e deportato in Texas dagli americani, dopo la sofferenza della guerra ritrova l’afflato artistico, geniale e schivo, nella sua patria. A guardarmi allo specchio, la mia vita ripercorre alcune tappe dell’artista: nato in Italia, “trasportato” in America e poi “deportato” in Italia, non trova altra vena che fare il medico e scoprire in vecchiaia quello che a 16 anni era emerso proprio a New York: la voglia di fare fotografia. Di fronte al rigore progettuale, cromatico e geometrico di Burri, il mio atteggiamento è molto più simile a quello di preparazione di una ratatouille. La produzione di Burri è vasta e fruibile in maniera molto piacevole a Palazzo Albizzini in Città di Castello.

Farewell color 2021

E’ assolutamente verosimile che lo stato d’animo di una vita compressa abbia influenzato sia la selezione delle foto che l’impostazione degli scatti di tutto il 2021. Un colore che non emerge, non tanto in me quanto nel mondo. Eppure, la caponatina per un momento ha ricreato vivacità. I colori non cambiano, ma l’animo sì: mente, occhio, cuore.

2021

Una sintesi di un anno che passa attraverso per lo più malattie. Quello che è importante è che le malattie sono passate, e che la vita la si vive in avanti.

Hope regained

The selections for nursing employment in the Rome greater area hospitals were held throughout 2019, with more than 22,000 participants for about 300 available jobs (as stated by the Lazio Region). Eventually 5000 nurses were employed in the hospitals of Lazio during the emergency for the Covid-19 pandemic.

Elettrificazione

Più o meno belli, più o meno simbolici, ci guardano dall’alto come Gig Robot o come una creatura delle paurose tavole del Rorschach, a seconda che tu sia di buonumore o meno. Eppure, nel loro impicciare in mezzo al paesaggio, danno un senso di dinamicità molto più delle pale eoliche o, peggio che mai, dei tralicci della telefonia mobile mascherati da alberi improbabili.

Trombe di Gerico

La città papale si infogna. Beh, conoscendo la pazienza degli abitanti (che hanno giustamente fatto saltare in aria i cardinali gozzovigliatori), non potevo proprio pensare ad atteggiamenti quinquennali di riordino delle strade o del decoro pubblico.

Qualche voce si leva a protezione del proprio orticello, qualcuno ancora inneggia “Love Love Love” come la ragazza di Ruggero (avete capito il film), ricordi del passato bolscevico e nuovi vegan fanno capolino, ma la monnezza, e la cacca, quelle restano sempre.

Just look at the pictures

E’ inutile che io commenti Robert Mapplethorpe: ci hanno pensato, per un verso o per un altro, critici e psichiatri. Io ho provato a guardare solo (in termini tecnici) le foto, e non ho nulla da eccepire, anzi ho imparato moltissimo. Nella vita, tuttavia, il lavoro è uno strumento per vivere, e chi vive è l’Uomo. Vivere per lavorare è patologico e un tantino narcisistico. Quindi, JLATP non è proprio una cosa che viene immediata con Mapplethorpe, ma che alla fine ci riporta ad un sano apprezzamento dell’equilibrio anche in presenza della creatività. Vi mostro tre mie foto che fanno il verso – A tribute to – all’autore.

Il BarLume

Non ho mai ricevuto grandi emozioni dalla comicità toscana, tuttavia non posso negare che alcune situazioni sono buffe, soprattutto quando sono delicate e démodé.

Questi vecchietti del BarLume mi hanno fatto sempre un po’ tenerezza, ed io me li sono immaginati un po’ ovunque nelle mie gite, a vederli parlare e fare congetture su chissà cosa.

Sfortunatamente, quel bar si immancabilmente si svuota, e le congetture ci si riduce a farle con un cellulare senz’anima.

Tears for fears

Il mio sguardo si perde verso la val di Cecina su un tornante, con un panorama a me sconosciuto, e mi viene in mente il nome del gruppo musicale.

Nulla di più appropriato dopo la visita all’ex manicomio di Volterra, sperdutamente abbandonato su una collina, in mezzo a un boschetto, diroccato, transennato. Insomma, è chiuso. 

Un luogo delle anime perse, come ci dice Andrea, figlio di un infermiere psichiatrico volterrano, che ci guida attraverso le grida degli anni trenta nei corridoi dalle bianche mattonelle, l’elettroshock, i neurolettici, la lobotomia. 

NOF4, Fernando “Oreste” Nannetti da Roma, messo a Santa Maria della Pietà per oltraggio a pubblico ufficiale e poi trasferito a Volterra, se li fa un po’ tutti i reparti e si becca anche la peggiore contenzione (ironicamente proprio Charcot si doveva fregiare di questa bella dedica di reparto); tuttavia lui scrive la sua vita di libertà su 180 metri di muro del padiglione giudiziario Ferri con la fibbia della sua cinta in 10 anni, il suo “elemento umano che si allunga e si accorcia” vede la legge Basaglia – via i lucchetti! – ma lui muore lì, nel 1994. Da libero cittadino, ma non è tornato mai a Roma. 

Questa è la sua storia di inclusione.

Ognuno che si rivolge a noi per qualsiasi motivo esso sia, vuole essere ascoltato, e non solo udito, vuole la consapevolezza di colui con il quale si sta relazionando. Nel lavoro che svolgo tutti i giorni proprio la certezza della rapporto umano si sta affievolendo, per una sorta di prevaricazione o istinto di sopravvivenza dettati dalla paura, o più banalmente dalla mancanza di amore.  

Questa è una storia di ascolto, e di inclusione.

Shooting my Holy Land

Sono stato ispirato da Josef Koudelka nel produrre retrospettivamente una serie di fotografie che dipingessero i contrasti della vita immersi nella realtà della mia personale terra italica, che santa non è e che mai forse lo diventerà. Arabeggiante colonna sonora di Black Hawk Down nel mio paese dove l’equilibrio è fuori moda e che stenta a prendere la via di fuga da una sciatteria morale.

Il futuro non appartiene ai deboli di cuore, ma ai coraggiosi.