Shooting my Holy Land

Sono stato ispirato da Josef Koudelka nel produrre retrospettivamente una serie di fotografie che dipingessero i contrasti della vita immersi nella realtà della mia personale terra italica, che santa non è e che mai forse lo diventerà. Arabeggiante colonna sonora di Black Hawk Down nel mio paese dove l’equilibrio è fuori moda e che stenta a prendere la via di fuga da una sciatteria morale.

Il futuro non appartiene ai deboli di cuore, ma ai coraggiosi.

Shooting my Holy Land

Koudelka de noantri

Difficile pensare che uno come me, figlio di americana figlia di emigrati italiani anni’20, figlio di padre italiano che ha vissuto a Rodi e i cui genitori erano di Viterbo e di Santa Maria Capua Vetere, uno come me che ha abitato a New York poi a Roma e poi a Viterbo passando per Montefiascone, beh è difficile pensare che abbia radici.

Sembro più Pasquale Ametrano, con la stessa capacità di utilizzare in maniera propria la sua mitica frase finale in calabrese.

Zio Josef (Koudelka) mi ha stimolato a rielaborare le mie foto archeologiche, scegliendo tra molte quelle che più o meno facessero il verso, più o avvicinandosi lontanamente, al suo progetto di lunghissimi anni esposto nella mostra “Radici” all’Ara Pacis di Roma.

Dice Cristiano, Magister Imaginis, che è proprio quel lontanamente che ci frega. Tuttavia, la fotografia è un momento dell’animo che rende più concreto quell’idea di creazione disegnata nella mente, anche con un semplice ritaglio 6×17.

Le foto sono state scattate a Selinunte, Segesta, Atene, Olimpia, Lecce, Ferento, Roma.

Salento high key

Bisognerebbe capire se veramente sia stato necessario l’intervento di cataratta che ho subìto a Gennaio. Prima non miravo con l’occhio destro, adesso sono accecato con l’occhio destro. Alla fine, la mente è sempre in contrasto con la vista. Fortunatamente, decide e vince sempre il cuore, sensibile agli abbagli di particolari emozioni.

Uncommon Salento

Chi cammina ha sempre un motivo per farlo, e non è difficile intuire quanto si affondi nella sabbia se non si è leggeri, di corpo e di cuore. Africani giovani e vecchi, pesanti nel carico ma spesso nell’apparenza leggeri, italiani sicuramente pesanti nell’incedere ma chissà se così leggeri nel fatalismo della vita.

La mia storia di un caldo africano in Italia, vista tra un telo e un cocco al microfono